Paola Maccioni — ritratto

Paola
Maccioni

Paola Maccioni (Cagliari, 1980) è un'artista che vive e lavora in Veneto. La sua ricerca si concentra esclusivamente sull'alluminio, esplorato attraverso un linguaggio scultoreo che nasce dalla trasformazione della superficie metallica.

Artista autodidatta, dal 2019 sviluppa un percorso personale basato sulla lavorazione manuale di sottili lastre di alluminio attraverso la tecnica dello sbalzo in negativo, dell'incisione e del cesello. Il suo intervento sulla materia avviene senza l'utilizzo di martello né punzoni: il gesto agisce dall'interno della lastra, modificandone la struttura attraverso una pressione controllata.

La lavorazione nasce da un processo lento e calibrato, in cui variazioni minime del gesto generano rilievi, tensioni e profondità, trasformando il piano metallico in una superficie dinamica attraversata dalla luce.

«Il gesto non aggiunge materia: la spinge dall'interno.»

La pratica di Paola Maccioni rilegge la tradizione dello sbalzo in una prospettiva contemporanea, spostando l'attenzione dall'elemento decorativo alla costruzione della forma. L'alluminio diventa così il luogo di un dialogo continuo tra superficie e volume, controllo e trasformazione, memoria e possibilità.

Ricerca

L'alluminio è il centro della ricerca di Paola Maccioni: una materia scelta per la sua leggerezza, resistenza e capacità di modificare continuamente il proprio rapporto con la luce.

Attraverso la lavorazione manuale, la superficie metallica viene trasformata in uno spazio di relazione tra segno, profondità e percezione. Il rilievo nasce dalla tensione interna della lastra, che da piano bidimensionale si evolve in una presenza scultorea capace di rivelare forme e strutture nascoste.

La ricerca si sviluppa attraverso l'osservazione di geometrie, trame, strutture naturali e immagini appartenenti alla memoria individuale e collettiva, reinterpretate fino ad assumere un valore simbolico.

Le opere indagano il rapporto tra ordine e mutamento, fragilità e resistenza, equilibrio e trasformazione. La superficie non è un semplice supporto, ma un luogo in cui la materia conserva il gesto e rende visibile il processo della sua trasformazione.

La luce diventa una componente attiva dell'opera: non si limita a illuminare la superficie, ma ne modifica continuamente la percezione, facendo emergere variazioni di rilievo, profondità e movimento.