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In Mare in Tempesta il movimento dell’acqua è tradotto in un sistema di curvature e compressioni che organizzano la superficie in un campo dinamico di tensioni.
Le ondulazioni non descrivono un paesaggio, ma costruiscono una struttura ritmica basata su stratificazione e variazione del rilievo. La traiettoria verticale del fulmine introduce una linea di frattura che attraversa il flusso orizzontale, interrompendone la continuità e ridefinendo l’equilibrio compositivo.
L’integrazione di resina e acrilico intensifica la percezione della profondità, trasformando la superficie in spazio attivo dove luce e materia operano come elementi costruttivi.
Dalla serie Struttura e Tensione